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Solmeo su Repubblica “Filiera corta”

Solmeo su Repubblica “Filiera corta”

 
Repubblica Filiera Corta

UN ESTRATTO

La tavola rotonda
Forum nella redazione di Repubblica con Carlo Petrini, il vicesindaco di Firenze Dario Nardella, un produttore di formaggi e un gruppo di imprenditori che ha aperto la vendita on line di prodotti di qualità. L’annuncio di Palazzo Vecchio: “Anche a Firenze un Mercato della terra. E nel parco della Piana spazio agli agricoltori”

Alla vigilia del Terra madre day, in programma il 9 e 10 dicembre e organizzata da Slowfood, Repubblica ha invitato Carlo Petrini per un forum durante il quale si è confrontato con la politica, i produttori, i ristoratori e i commercianti della new economy. Due ore di chiacchiarata in cui si è discusso di filiera corta, di cultura del cibo, problemi dei contadini e sono venute fuori idee per il futuro di Firenze in questi campi.

Al forum nella nostra redazione hanno partecipato Carlo Petrini (presidente internazionale di Slowfood), Leonardo Torrini (fiduciario della condotta fiorentina di Slowfood), Dario Nardella (vicesindaco del Comune di Firenze), Marco Cassini (allevatore di capre e produttore di formaggi), Marco Stabile (chef del ristorante Ora d’Aria), Gennaro Fiorenzi (responsabile del sito internet www.Solmeo.it).

Mollare tutto per un sogno
Gennaro Fiorenzi: «Abbiamo avviato una piccola attività di commercio responsabile arrivando da esperienze diverse. Abbiamo conosciuto realta’ di autosufficienza, fattorie biodinamiche. Abbiamo detto: visto che voi avete un problema ad arrivare al cliente, facciamo un consorzio di produttori e avviamo un canale di vendita online. Noi lavoriamo con il biologico artigianale di piccoli produttori, ben diverso da quello industriale da supermercato. I media parlano tanto di ecologia pero’ manca la presa di coscienza di noi cittadini. Le persone sono molto abituate al supermercato e pagare tre volte di più la pasta temono sia una presa in giro. Ma quando eravamo in ufficio, pagavamo 200 euro per un paio di scarpe e spuntavamo i prezzi al supermercato».

Petrini: «Ci vogliono anche queste nuove professioni, perché i contadini da soli spesso non si sanno organizzare. Non bisogna essere consumatori passivi ma diventare coproduttori. Ci si libera da un concetto consumistico più bieco diventando protagonisti. Se invece di andare in un luogo anonimo annodo legami sul territorio, ho un nuovo approccio con la vita e il tempo. Non diciamo che non ci sono soldi, che i pensionati tribolano per arrivare alla fine del mese. Gli anziani sono i maggiori consumatori dell’insalata di quarta gamma, la più cara. E non è che non hanno il tempo per lavare l’insalata».

Mense per bambini a chilomentro zero
Petrini: «Questo è un paese che è sempre stato molto rispettoso dell’agricoltura e del grande patrimonio della gastronomia regionale. Tuttavia in questo momento la situazione drammatica. Non c’è comparto agricolo che non sia in sofferenza: qualsiasi contadino o imprenditore agricolo non copre i costi del suo lavoro con ciò che produce. La politica è sorda e inconsapevole i media non parlano a sufficienza di questi problemi. Negli ultimi 30 anni il cibo ha perso valore, diventando merce. Basta guardare la tv: accendi qualunque canale e vedi tizi con la padella in mano, giorno e notte, delirano e parlano di ricette. Questa mattina ho fatto un incontro con 400 giovani di Agraria. Ho chiesto loro in quanti vorrebbero fare i contadini. Hanno alzato la mano in 17».

Nardella: «Secondo uno studio della Fondazione sussidiarietà, in Italia 3milioni e mezzo di persone vivono sotto la soglia di povertà alimentare. La crisi delle famiglie appesantisce questo dato, che chiama in causa commercio e distribuzione. Dobbiamo chiederci qual è il prezzo giusto per la qualità. Non si possono separare agricoltura, commercio e consumo. Nel caso dell’alimentazione, sta esplodendo il tema del mercato del chilometro zero. Segnali che vanno incoraggiati. Poi c’è il tema del consumo. Tra 10 giorni partirà per la prima volta a Firenze un bando per la refezione negli asili nido nel cui capitolato si chiedono prodotti del territorio. Olio, pane e frutta nei menu, non saranno solo bio, ma anche provenienti dalla zona dove sono le scuole».

Petrini: «Le mense aziendali omologate hanno fatto disastri. Giusto differenziare e portare prodotti locali. E poi aprite le cucine ai bambini, insegnate come si prepara il cibo. E’ un discorso propedeutico per il futuro. Il bambino torna a casa e diventa educatore. E cambia i consumi della famiglia».

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